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I 3 focus della Leadership

Febbraio 2026

Prima di tutto: la leadership non è una posizione. È una funzione di coordinamento.

Per anni ci hanno insegnato a riconoscere i leader dai ruoli: manager, responsabili, direttori. Eppure, nella pratica quotidiana delle organizzazioni, accade spesso il contrario: ci sono persone con un titolo che non esercitano, affatto, leadership, e persone senza titolo che la esprimono ogni giorno.

Non è una provocazione. È un cambio di prospettiva necessario.

Come ricordava Lao Tzu, “un leader è migliore quando la gente sa a malapena della sua esistenza; quando il lavoro è compiuto, le persone diranno: lo abbiamo fatto noi” . Questo sposta il focus da chi guida a come viene guidato il sistema.

I leader non esistono. Esiste la leadership.

Detto in modo diretto: la leadership non è una qualità individuale da possedere una volta per tutte. È una funzione che si attiva in certe situazioni, con certe persone, in certi contesti.

Per questo ha poco senso chiedersi “sono un leader?” La domanda utile è un’altra: in quali situazioni sto esercitando leadership? La leadership emerge quando qualcuno riesce a:

LEADERSHIP non è questione di carisma. È questione di consapevolezza e coordinamento.

la leadership funziona quando tiene insieme tre livelli di attenzione, che non sono alternativi ma interdipendenti.

Il primo è il focus interno. Un leader efficace parte da sé: conosce i propri valori, riconosce i propri bisogni, sa leggere le proprie emozioni e non le scarica sul team. Questa consapevolezza non serve a “stare meglio”, ma a prendere decisioni più pulite e coerenti.

Il secondo è il focus sugli altri. Qui la leadership diventa relazione: comprendere i bisogni del team, il clima emotivo, ciò che muove davvero le persone. Non per compiacerle, ma per creare ingaggio reale. Le persone non seguono obiettivi, seguono contesti in cui sentono di contare.

Il terzo è il focus sul contesto. Sistemi, regole implicite, variabili chiave, trend. Un leader non lavora solo sulle persone, ma sul campo di gioco: chiarisce priorità, riduce ambiguità, legge ciò che sta cambiando fuori e dentro l’organizzazione.

Quando uno di questi tre focus manca, la leadership si indebolisce. Quando sono allineati, la performance diventa sostenibile.

Leadership come potenziale in movimento

Le slide mostrano chiaramente anche un altro aspetto cruciale: la leadership ha a che fare con il potenziale, non solo con la prestazione attuale.

Competenze tecniche, trasversali, realizzative e personali non sono compartimenti stagni. La leadership vive nella capacità di farle dialogare nel tempo, accompagnando le persone nel passaggio da “saper fare” a “saper far fare”, da “saper essere” a “saper diventare”.

Ed è per questo che la leadership non si insegna una volta per tutte. Si sviluppa, si allena, si osserva in azione.

La leadership non è una corona. Non è un titolo. Non è un tratto della personalità.

È una funzione viva, che tiene insieme persone, obiettivi e contesto. Quando funziona, quasi non si vede. Ma i risultati si sentono: nei team, nelle decisioni, nella qualità del lavoro.

E forse la vera domanda, per chi oggi guida persone, è questa: che tipo di mondo stai creando, e chi ha davvero voglia di restarci dentro?

Autrice: Lucilla Rizzini

Founder di @Ellecubica;

Direttrice del Master in Coaching riconosciuto da AICP

Master Certified Coach (MCC) ICF

Autrice “Motivati si diventa” edito da Guerini Next.

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