Durante la prima sessione di coaching si costruisce l’alleanza tra coach e coachee, si pongono le basi per il percorso e si inizia a far emergere consapevolezza, motivazione e direzione.
Tuttavia, molti coach, soprattutto all’inizio del proprio percorso, si chiedono: da dove parto? Quali domande pongo per iniziare con il piede giusto?
In questo articolo condividiamo sei domande potenti che aiutano a costruire fiducia, esplorare le risorse del coachee e orientare il processo verso il cambiamento desiderato.
Come partire nella prima sessione?
Al di là degli aspetti organizzativi (contratto, setting, confini, privacy), il cuore della prima sessione sta nell’attivare il pensiero riflessivo del coachee, stimolare la consapevolezza e cominciare a tracciare la direzione del lavoro.
Il coach ha il compito di ascoltare in profondità e porre domande che generino nuove prospettive. Il protocollo START del coaching dinamico, ad esempio, propone una sequenza specifica di domande progettate per stimolare consapevolezza, responsabilità e visione futura.
Le sei domande che fanno la differenza
1. Qual è una cosa che hai realizzato di cui sei orgoglioso/a?
Una domanda aperta, che invita il coachee a partire da un ricordo positivo. È utile per far emergere valori, priorità e senso del successo personale, oltre che per attivare il driver della consapevolezza.
Variante efficace: “Qual è una cosa che hai realizzato negli ultimi sei mesi e che ti rende particolarmente soddisfatto/a?”
Nei casi in cui il coachee fatichi a trovare un esempio, il coach può esplorare con delicatezza la difficoltà a riconoscersi i successi. Al contrario, se emergono più episodi, si può chiedere: “Cosa hanno in comune queste situazioni?”. In entrambi i casi, si lavora sulla consapevolezza.
2. In quella situazione, quali punti di forza hai messo in campo?
Questa domanda consolida il riconoscimento delle risorse personali. Determinazione, disciplina, creatività, ascolto: ciò che emerge potrà essere utile lungo tutto il percorso. Inoltre, aiuta ad attivare il senso di responsabilità: il coachee riconosce di avere competenze a disposizione, già utilizzate con successo.
3. Cosa credi di non aver affrontato al meglio delle tue capacità?
Qui si passa ai punti di miglioramento, ma senza giudizio. La domanda non mira a creare senso di colpa, bensì a stimolare realismo e autoconsapevolezza. Il coach deve saper osservare la posizione del locus of control del coachee (interno o esterno) per gestire al meglio le risposte ed evitare derive colpevolizzanti.
4. Quali ostacoli hai incontrato? Chi o cosa ti ha impedito di esprimere al meglio le tue competenze?
Una domanda chiave per comprendere il contesto del coachee: relazioni, ambiente di lavoro, convinzioni limitanti o interferenze esterne. Serve anche a distinguere tra fatti e opinioni e ad allenare il pensiero critico. Un bravo coach qui sa leggere tra le righe, cogliere i non detti e aiutare il coachee a individuare le interferenze reali.
5. Oggi, con ciò che hai compreso, cosa faresti di diverso?
Dopo aver esplorato passato e presente, questa domanda attiva il driver della proattività. Il coachee inizia a intravedere nuove possibilità e a progettare piccole azioni. Può essere utile accompagnare questa domanda con esercizi di visualizzazione, se coerente con lo stile del coach.
6. Se questo periodo della tua vita avesse il titolo di un libro o di un film, quale sarebbe?
Una domanda evocativa e creativa, che stimola una narrazione simbolica del momento presente. È utile per allenare l’immaginazione e introdurre l’idea che il coachee è autore del proprio percorso. Alcuni sceglieranno un titolo esistente, altri inventeranno il proprio. In entrambi i casi, si innesca il seme della trasformazione.
Perché usare queste domande nella prima sessione
La prima sessione di coaching è molto più che un semplice incontro introduttivo. È il momento in cui si semina il potenziale della trasformazione. Le sei domande che abbiamo condiviso sono strumenti preziosi per chi vuole distinguersi come coach professionista, in grado di accompagnare con empatia, metodo e visione.
Queste sei domande sono pensate per:
Stimolare consapevolezza, risorse e intenzionalità
Creare uno spazio di fiducia e ascolto profondo
Generare insight e visione futura
Rafforzare l’alleanza tra coach e coachee
Porle in sequenza è ancora più potente: ogni domanda prepara la successiva e accompagna il coachee in un vero viaggio di esplorazione interiore, senza forzature e nel rispetto dei suoi tempi.