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Motivazione e senso del lavoro

Nel 1966 McGregor sottolinea che:

“i lavoratori vogliono lavorare, ma vogliono anche che il loro lavoro abbia un senso”.

Nei contesti organizzativi, più o meno grandi e strutturati, mi vengono spesso poste domande del tipo:

  1. Come faccio a motivare i miei collaboratori?
  2. Come faccio a capire se sono motivati? A volte li vedo apatici ma fanno un ottimo lavoro e quando chiedo come va, rispondono: “alla grande!”.

Ebbene la citazione di McGregor, insieme con la teoria motivazionale di Maslow, rivela, sin dagli anni 60 del Novecento, un cambio di paradigma nell’organizzazione del lavoro.

Sebbene la motivazione non possa essere considerata come l’unico fattore determinante nel contesto lavorativo, la teoria di Maslow rappresentava già una svolta fondamentale. Essa poneva l‘attenzione sull’esperienza soggettiva dell’individuo, un aspetto spesso trascurato nei modelli organizzativi precedenti, come quelli tayloristi o fordisti.

La frase di McGregor mette in luce come la motivazione guidi gli individui verso la direzione in cui concentrare le proprie energie con determinazione e passione, conferendo un significato profondo a ciò che fanno.

Secondo McGregor, il vero dilemma non consiste nel motivare le persone, poiché l’uomo è intrinsecamente motivato in quanto un sistema organico, non meccanico. Su questo aspetto cito anche Pietro Trabucchi che in Opus sottolinea “C’è un autosabotatore molto diffuso nella cultura attuale: è l’idea passiva di motivazione. La concezione che la motivazione possa provenire solo dall’esterno: te la devono dare gli altri, l’allenatore, l’azienda, la scuola. Lasciati a loro stessi, gli esseri umani sono fondamentalmente propensi a non fare nulla ma il mito dell’umano torpore è falso.

Piuttosto, la sfida, che può essere affrontata attraverso lo studio della motivazione, risiede nel canalizzare le naturali energie possedute dagli individui verso specifiche azioni anziché altre.

Quando le persone non trovano piacere in ciò che fanno allora si il premio fisico o in denaro può essere molto utile.

Del resto se svolgo un lavoro monotono che non mi permette di mettere in campo le mie potenzialità dove sta il senso? Nello scambiare il mio tempo per denaro.

Se, al contrario, l’attività che svolgo mi appassiona, stimola e attiva le mie risorse interiori allora il senso è dato dall’attività stessa e sarò in grado di attivare le mie abilità di auto motivazione.

Ed è qui che entro in gioco il Coaching.

Il coaching si presenta come un valido strumento per indirizzare e potenziare questa dinamica motivazionale verso obiettivi concreti e significativi nell’ambito lavorativo ed emerge, quindi, come un approccio necessario per integrare la comprensione della motivazione individuale nel contesto lavorativo e per dare significato al lavoro svolto.

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