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Come il Coaching può contenere il fenomeno della Great Resignation

“Tra aprile e giugno 2021 ci sono state 484mila dimissioni.”  

Rispetto al 2020, nel 2021 le dimissioni sono aumentate dell’85% 

Chi sono i lavoratori che stanno lasciando il vecchio lavoro? Dopo le dimissioni, in quanti trovano un altro impiego? 

Uno studio dell’Institute for Business Value (IBV) ha evidenziato le ragioni per cui le persone decidono di cambiare lavoro: il 32% cambia lavoro per avere maggiore flessibilità, il 51% ricerca maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata e il 43% ambisce a nuove opportunità di avanzamento di carriera.   

Lo studio, rileva, inoltre, un disallineamento tra le reali ragioni che portano un lavoratore ad abbandonare il proprio posto di lavoro e i motivi presunti dai loro superiori. Molti datori di lavoro o responsabili di prima linea, infatti, sono convinti che la reale ragione per cui i propri collaboratori se ne vanno è la retribuzione, ma, in realtà, questo è solo l’ultimo dei motivi che spingono una persona ad abbandonare la propria mansione (Ricerca Ellecubica 2021) 

Di conseguenza, per limitare il fenomeno della Great Resignation, le organizzazioni devono prendere consapevolezza delle ragioni alla base e individuare le azioni da mettere in campo per non perdere i talenti del proprio team. 

Come possiamo ridurre il numero di dimissioni inaspettate?  

Ascoltando i bisogni dei propri collaboratori, innanzitutto. Il Coaching, per esempio, è uno strumento che viene adottato dalle aziende che desiderano attuare una strategia di talent retention e creare un contesto favorevole alla performance. Le persone, infatti, scelgono di restare quando si sentono motivate e gratificate dal proprio lavoro.  

Capiamo meglio in quali situazioni il Coaching può essere uno strumento utile alla decrescita del fenomeno della Great Resignation. 


Quando è utile un percorso di Coaching?  

Un percorso di Coaching è utile quando, per esempio, la gestione del tempo è carente, c’è troppa competitività all’interno del team o quando gli obiettivi sono poco chiari o non condivisi da tutti i collaboratori. Alcune delle tematiche ricorrenti sono la mancanza di fiducia, l’incapacità a delegare, che può essere la causa di un carico di lavoro eccessivo, l’assenza di respiro internazionale o la comunicazione carente tra collaboratori e responsabili. 

Cos’è il Coaching? 

Secondo AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti), il Coaching è un metodo di sviluppo che si basa sull’allenamento delle potenzialità con il fine ultimo di raggiungere gli obiettivi definiti dal cliente (coachee) o dal committente (ad esempio, l’azienda dove si lavora).  

Chi è il Coach? 

Il Coach è un erogatore di motivazione. Crea un rapporto di fiducia con il coachee e lavora sui suoi punti di forza. Un bravo Coach riesce a riconoscere i valori di un professionista, i suoi bisogni e le sue fonti di motivazione rendendoli un booster per la performance.

In un percorso di Coaching, il Coach accompagna il proprio coachee lungo un viaggio durante il quale si impegna ad applicare un metodo e a lavorare sui contenuti messi in campo interamente dal coachee. Il punto di partenza di una sessione di Coaching è il presente, inclusivo di idee e convinzioni. Il Coach permette al coachee di costruire il suo obiettivo e di acquisire maggiore consapevolezza facendo un salto nel futuro desiderato. In seguito, il due definiranno insieme i KPI di riferimento per monitorare il percorso. 
 
Quali sono i benefici del Coaching? 

I clienti che si impegnano in una relazione di business o corporate Coaching possono ottenere i seguenti benefici: 

  • Migliorare la gestione del tempo 
  • Gestire meglio le emozioni sul lavoro 
  • Sperimentare nuove prospettive di sfide e opportunità 
  • Vedere risultati apprezzabili nelle aree della produttività e soddisfazione 
  • Raggiungere importanti obiettivi   

Questo articolo è stato scritto a quattro mani da Chiara Covelli, Digital Marketing Strategist & Lucilla Rizzini, Professional Certified Coach.

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